Le unioni civili gay sono «la stessa cosa del matrimonio. Con un altro nome per una questione di realpolitik». Lo dice Scalfarotto.

di Tempi, 16 Ottobre 2014

Il “matrimonio di fatto” only for gay di Renzi? «È omofobia culturale sostenere che sia un privilegio», dice il sottosegretario. Ma Lupi ribadisce il no di Ncd all’equiparazione “alla tedesca” con la famiglia.

Oggi è il giorno delle reazioni alla notizia, diffusa ieri da Repubblica, secondo la quale il governo Renzi intende presentare entro fine mese una legge per il riconoscimento delle unioni gay, che ricalcherebbe il “modello tedesco” (di fatto uno pseudo matrimonio) e che farebbe “saltare” il testo firmato Cirinnà già in discussione al Senato.

PD DISORIENTATO. A parte lo stupore espresso dagli stessi compagni di partito del premier per una decisione evidentemente non condivisa («Ancora non ho ben capito perché si proceda così», dice il presidente del Pd Matteo Orfini), la prima cosa da capire è cosa pensino dell’iniziativa di Renzi i suoi principali alleati di governo, gli alfaniani di Ncd, che a fine luglio, per bocca del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, avevano detto chiaramente no al “matrimonio fotocopia” importato dalla Germania. È sempre Lupi oggi a consegnare a Repubblica i tre paletti che Ncd proverà a piantare intorno al testo dell’esecutivo.

I PALETTI DI NCD. Premesso che «noi non riteniamo affatto la disciplina delle convivenze civili un tema prioritario», spiega Lupi, il primo paletto è il «no all’equiparazione tra unioni e matrimonio, istituto dal quale origina la famiglia, formata da un uomo e da una donna», per la quale il codice civile «prevede diritti e doveri proprio in funzione del suo valore sociale». Il secondo paletto è il «no all’adozione in ogni caso», compreso quello – previsto invece nella legge di Renzi, secondo Repubblica – in cui il figlio sia di uno dei due partner. No, infine, «alla reversibilità della pensione», altra misura inserita a quanto pare nel progetto del governo. Tale istituto, spiega Lupi, è legato «alla funzione sociale della famiglia», è «pensato in difesa della figura più debole, all’epoca quella femminile, in questo caso viene meno il presupposto».

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OMOFOBO CHI CRITICA.
Assai significativa, sempre su Repubblica, anche l’intervista del sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto, esponente democratico impegnato su tutti i titoli dell’agenda Lgbt, naturalmente favorevolissimo all’iniziativa di Renzi. Innanzitutto il sottosegretario se la prende con i compagni di partito come Roberto Giachetti, renziano di estrazione radicale, che ha protestato perché «non si può fare una legge solo per i gay». E i diritti delle coppie etero? «Ma che ragionamenti sono!», sbotta Scalfarotto. Che poi si spiega in termini alquanto significativi: le unioni gay di Renzi, dice, servono esclusivamente «al superamento della discriminazione delle coppie omosessuali, che è una grande conquista di civiltà»; mentre «se un etero vuole i diritti dell’unione civile, si sposa!». Quanto ai «media» che «raccontano che è stato garantito un privilegio ai gay», beh, «questo è segno di omofobia culturale». Ed ecco chiarito anche il titolo dell’omonima legge, per bocca del suo primo firmatario.

REALPOLITIK. E non è finita. A Repubblica Scalfarotto spiega di essere favorevole al modello tedesco che piace anche a Renzi perché «a me gay non bastano» i diritti minimi delle coppie di fatto: «Io faccio una battaglia per l’uguaglianza, come quella dei neri americani. L’unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik».
Ben venga il matrimonio di fatto, dunque, e pazienza se per adesso gli sposi gay potranno avere solo i figli biologici di uno dei due: «L’urgenza – osserva Scalfarotto – è l’adozione del figlio del partner. È una fattispecie più frequente. La prima scelta di una coppia omosessuale è di farselo, il figlio. Mentre l’adozione è molto complessa: questa non è una battaglia che valga la pena di combattere in questo momento, anche se in linea teorica penso sia giusta».

Fonte: Tempi

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