Educazione sessuale e coercizione

Da Londra a Berlino, il sesso ideologico per laici e confessionali.

di Giulio Meotti, 15 Novembre 2014

Roma. I sibariti di Bloomsbury sono sempre stati molto spigliati (l’Inghilterra ha il primato in occidente delle madri teenager). “Sex education”, due parole che oggi sprizzano dalla tv, dalla stampa, da mille discorsi e convegni, agguantano, ogni giorno, l’attenzione del cittadino. Adesso il ministero dell’Istruzione inglese diffonde le nuove linee guida ufficiali per le scuole. Sono redatte come se fossero dei semafori a seconda dell’età: da zero a cinque anni, dai cinque ai nove, dai nove ai tredici e dai tredici ai diciassette. Il verde sta per “sano sviluppo sessuale”, l’arancione sta per “sviluppo sessuale potenzialmente non sano”, il rosso per “sviluppo sessuale insano”. Per i bambini di nove anni, ad esempio, è “verde” la masturbazione solitaria. Per i tredicenni è “sano” avere “attività sessuali con persone dello stesso o di diverso genere, anche orali e con penetrazioni se consenzienti e con persone di età simile”. “Sex at 13 ‘is normal part of growing up’”, scrive il Telegraph commentando la decisione del governo. Una volta l’Inghilterra fu pioniera nel fissare l’età del consenso a sedici anni. Ora la abbassa a tredici. La teoria del genere è immessa in tutte le scuole. E un progetto del ministro dell’Istruzione, Nicky Morgan, vuole portare questa educazione sessuale anche nelle scuole private religiose.

 A dare la notizia è il Times: “Faith schools ‘must teach gay rights’”. Si legge che “le scuole sono state avvisate che chi non riesce a seguire le nuove norme in materia di valori britannici sarà giudicato inadeguato e potrebbe affrontare la chiusura”. Gli ispettori inglesi, spiega il Times, avrebbero avuto la mano pesante sulle scuole cristiane ed ebraiche, ma sarebbero stati pavidi con le madrasse islamiche che pullulano nel Regno Unito, dove i gay non sono proprio omaggiati. Così la scuola Beit Yaakov High School di Salford è stata declassata da “buona” a “insufficiente”. Colin Hart, direttore del Christian Institute, ha detto: “Sono andati in giro nelle scuole ebraiche ortodosse chiedendo ai bambini, ‘ne sai di matrimonio gay’, ‘hai un fidanzato’? E’ come un elefante in un negozio di porcellane”. Come ha detto un rabbino, “visto che a Birmingham in alcune scuole islamiche si scandiva ‘morte agli ebrei’ la ministra ha deciso che era troppo e ha mandato gli ispettori nelle scuole ebraiche, per verificare se lì s’insegnavano il gender e il matrimonio gay”.

E se in Francia le associazioni dei genitori sono arrabbiate per la visione nelle scuole del film “Ce n’est pas un film de cowboys” (un gruppo di ragazzini parla di omosessualità nei bagni di una scuola), in Germania impazza la protesta per il caso della famiglia Martens a Eslohe, un comune della Renania Settentrionale-Vestfalia. E’ la storia dell’arresto di una madre di nove bambini. La “colpa” di questi genitori è di essere padre e madre di una bambina che si è rifiutata di partecipare due volte ai corsi di educazione sessuale alle elementari. L’associazione Besorgte Eltern chiede “un’educazione adeguata all’età e concordata con i genitori”. La protesta è nata dopo che il governo del Baden-Württemberg ha introdotto dal 2015 nei programmi scolastici lezioni per “educare gli studenti alla accettazione della varietà sessuale”, come è scritto in un documento governativo. E se non accettano, li arrestano.

Fonte: Il Foglio

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