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All’ombra… del digitale terrestre?
Il 28 luglio scorso ho preso parte come relatrice al secondo appuntamento della rassegna “Incontriamoci all’Ombra del Colosseo”, in un incontro-dibattito dal titolo “La nuova Televisione, il passaggio al digitale terrestre”, tratto dal libro di Alberto Guarnieri (Il Messaggero) e Angiolino Lonardi (Vice Direttore Tg2), che analizza i diversi aspetti della odierna rivoluzione televisiva contornata da una battaglia politica, tecnologica e commerciale. Continua a leggere All’ombra… del digitale terrestre? Da John Elkann a quel crodino con Bill Emmott…
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| Giuseppe Petrini, AKA Pino, il mio papà |
A fine Febbraio o inizio Marzo, come di consueto, il babbo parte in missione per il Brasile, dove Gpa intrattiene alcuni rapporti commerciali da diverso tempo con le banche del posto nell’ambito della fornitura di software altamente specializzato per l’acquisizione e il riconoscimento di assegni bancari (bzzzzz… spot pubblicitario occulto). Questa circostanza ha poco a che vedere con il fatto che mio padre avesse con sè una copia (una sola) del mio libro e che (non so per quale arcano motivo) la stesse portando all’altro capo del mondo.
Probabilmente non lo aveva ancora letto e quasi sicuramente è ancora così dopo 5 mesi… :-) Abitudine vuole che con un sms mi avvisi quando atterra a San Paolo; io prendo atto e attivo le comunicazioni intercontinentali a tutti i livelli fin quando non torna in Italia. Stavolta però, nell’sms d’avviso che mi scrive, aggiunge: “Ho dato il tuo libro a John Elkann che era con me sullo stesso volo. Lo ha letto in viaggio. Ti dico a voce”. Giro il telefonino da sopra a sotto per essere sicura che sia mio, lo spanno per paura di aver letto male, rileggo, sgrano gli occhi e, mentre sono in fila alla cassa di un bar affollatissimo per un caffè nell’ora di punta, a voce alta dico: “Minkia!”. In effetti si, cade il silenzio e gli sguardi evocati da una bella signorina tutta in tiro come sempre si trasformano in occhiate fulminee a 125 gradi un po’ schifate da sotto in su con una didascalia comune a tutti che recita: “Ma che peccato, una così bella donna così sboccata…”. Per un attimo mi censuro sul seguito e, assalita dall’imbarazzo di essere circondata da tutti sti santoni, tutte le altre parolacce che mi vengono in mente le gestisco in silenzio via flipper caustico, sbattendo il mio unico neurone da un lato all’altro di quella piccola scatola cranica che riesce a contenere, inspiegabilmente da una vita, la mia tanto “austera ed incompresa fantasia”.
Esco da questo bel momento di panico emozionale, anche fosse dovuto al solo fatto che, grazie al babbo e ad un colpo di fortuna, un personaggio del calibro di John Elkann fosse entrato in contatto diretto con il libro di una bella signorina che dice parolacce al bar nell’ora di punta, e… torno alla mia vita di tutti i giorni. Di questo episodio, lo stesso giorno, il mio papà mi racconterà che Elkann lo ha ringraziato arrivati a San Paolo e che lo aveva visto molto interessato all’argomento nel corso della sua lettura in volo…
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| John Elkann, Presidente e azionista FIAT |
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| Giorgia Petrini e Bill Emmott |
Io, giovane leader, in Corea? Certo, grazie a internet!
b) per quanto tempo ancora noi italiani andremo avanti con “finte delegazioni istituzionali” fatte di qualche tg e pochi soliti noti a scapito di un globo sempre più competitivo al punto da rivoltare la rapidità evolutiva di certi Paesi rispetto al nostro (magari anche quando e dove noi ci saremo preoccupati soltanto di frenarne l’espansione o confinarne le virtù);
Di seguito qualche informazione in più su questa bella opportunità che ovviamente non potevo che accettare…
Furto con destrezza… innovazione che bellezza!
La camelia e il fico secco
Frontiers of Interaction 2010
Qui il sito ufficiale dell’edizione 2010.
Di seguito, il video della tavola rotonda sull’innovazione, coordinata da Riccardo Luna, direttore di Wired Italia.
Il Gigante e la Formica
Branco Digitale
"Innovazione all’italiana" o futuro del Paese?
Vedendola al presente, col senno di poi tra tangentopoli, vallettopoli e affittopoli, la maggiore “astuzia” di chi, nonostante tutto ancora oggi, tiene saldamente strette le redini del potere (nel senso più generale del termine) a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, è proprio nella notevole capacità “retista e ramificata” di mantenere salde le lobby. Un sistema nel sistema, che lega le industrie alle persone, le opportunità al dominio di pochi, i soldi alla famiglia allargata degli amici, il bene comune a pochi fortunati, il merito all’occasione, il talento al “dimme che te serve” e …ops, l’innovazione alla bandiera di una nuova moda del Made in Italy: indice di misera popolarità per i più “creativi poveri di ingegno” e di ennesima rete dell’opportunismo ben ramificata per “i lobbisti più esperti”.
Che cosa sta accadendo realmente, secondo me, nel vasto, vastissimo, panorama dell’innovazione in Italia? Accade che, nell’alveo del protagonismo ad personam ognuno cerca il proprio palco, la propria visione, le proprie scenografie, i propri contesti e il proprio pubblico, per quel proprio breve attimo di banale popolarità (grande o piccolo che sia), fatto di poco (per non dire di niente), mentre nella grande fabbrica dei poteri forti, le lobby (quelle vere, ramificate, forti ed economicamente salde) armano manifesti nazionali, tirano su grattaceli di progettualità e costruiscono castelli… fatti di poco (per non dire di niente). Il contenuto del “creativo povero di ingegno”, per l’ennesima volta, alimenta il non contenuto dei “lobbisti più esperti”. Così, dal nulla e tutte insieme, nascono le tante iniziative dell’innovazione all’italiana sventolanti “ricchi premi” da 10 mila euro (che altro non sono che operazioni di marketing e comunicazione in favore del premiante) e grandi eventi da 300 mila euro che, per contro ben spesi, quasi quasi aiuterebbero perfino più di un giovane figlio di nessuno a far emergere il proprio progetto su carta… finito (ovviamente) in quel famoso cassetto di una innovazione che avrebbe potuto cambiare il mondo.
Nel mio libro scrivo che i giovani di oggi dovrebbero interrogarsi sul fatto che se “il potere delle grandi lobby” è ciò che ancora li governa a tutti i livelli, il vero motivo è nel fatto che noi (nelle successive generazioni) non siamo riusciti “a fare altrettanto”. Guardiamo all’America con invidia e aspirazione, cercando di emularne il risultato (avendo poco chiara la premessa) e non ci ricordiamo mai che proprio da lì nasce la prima palestra di “lobbing”… Quello che accade oggi è esattamente l’ennesima riprova di questo. Le lobby continuano a fare aggregazione e a trovare sinergie di poteri dominanti, anche nel nome della grande bandiera dell’innovazione (senza neanche meglio comprendere cosa sia in realtà), mentre noi siamo tutti (ognuno a suo modo) presi dal misero tentativo di fare ognuno per sè, nella propria piccola ma brillantissima sfera di inconsistente popolarità.
Ora, mi domando, se proprio chi lo fa perchè ci crede, o per il bene del Paese, o per la tanto pretesa libertà di internet, in questo scenario solo apparentemente così rivoluzionario, non si unisce e non aggrega la propria forza, il proprio coraggio, la propria missione e i propri intenti, quali esiti potrà mai trarre l’Italia dai vari, tanti e variegati “attori buoni” dell’alveo dell’ingegno? Se lo chiede una persona che è arrivata sin qui senza cappelli, senza marchi, senza finanziamenti, senza niente di niente. Passione e volontà.
Tra le poche cose che ho capito nel corso della mia breve vita, fatta di tante piccole esperienze di poco conto, ho ben chiaro un fatto: i numeri. I numeri, in Italia e verso i poteri forti, sono l’unica cosa che conta per fare in modo che parte di 26 mila precari siciliani vengano regolarizzati dopo un’occupazione di 3 giorni fatta davanti alla Regione. “L’innovazione buona” di oggi (che non sia frutto di protagonismi o auto proclamazioni) è troppo frammentata per avere una voce in capitolo: si disperde tra le troppe scene e i troppi palchi che ci rendono, a nostro modo, ognuno protagonista della propria innovazione. Io continuo a sostenere che solo la massa critica potrà realmente contribuire a farci fare un grande salto nel futuro e a portare questo Paese nel progresso e chi la pensa come me, altrettanto lo sta capendo e altrettanto con me riesce a comunicare e a costruire sinergie aggreganti. Oggi in Italia un Grillo “a bordo di un canotto”, senza un progetto vero che sia in grado di proiettare un Paese nel futuro, vale il 5% “di qualcosa che in qualche modo ai poteri forti interessa”. Quantomeno preoccupa, spaventa o scuote. Chi sa cosa dice, come dirlo e come metterlo in pratica, se ci crede può, più di chiunque altro, fare la differenza. Che aspettiamo? Io ci sono e con me parecchi altri…


