L’orologiaio confuso

Nella rubrica “L’orologiao miope” su National Geographic, un articolo sull’omossessualità nel mondo animale dimostra solo tanta confusione.

Più che miope, un orologiaio confuso.

di Enzo Pennetta, 26 Novembre 2014

“Sembra che ultimamente il desiderio dell’11% degli Italiani di non avere un vicino di casa “diverso” (Secondo il Word Values Survey) si sia momentaneamente spostato dal razzismo all’omofobia e sempre più spesso si sentono frasi come “nessun animale e’ omosessuale”, “l’omosessualità è una malattia da curare”, “l’omosessualità è contro natura”. Sono tutte e tre affermazioni false, e penso sia arrivato il momento di chiarire una volta per tutte perché.”

Così inizia un articolo dal titolo “Cosa e’ veramente contro natura?” pubblicato il 23 novembre scorso su National Geographic. L’autrice si propone di dimostrare la falsità delle tre affermazioni “una volta per tutte”, un proposito davvero ambizioso che avrebbe dovuto essere preceduto da una doverosa premessa: quello che vale in altre specie non necessariamente diventa metro per valutare la “natura umana”. Mi spiego, ad esempio il fatto che gli elefanti possano bere con la proboscide non implica che se domani vedo qualcuno bere mettendo il naso nel bicchiere questo comportamento debba essere considerato per tale ragione “secondo natura”.

Spiegare che quindi è semplicemente errata la ragione che sta dietro all’uso della frase “nessun animale e’ omosessuale” avrebbe reso superfluo il discorso sviluppato in seguito e di cui riprendiamo alcuni tratti:

Rospi, puzzole, leoni, delfini, scimmie, giraffe, koala, lucertole, pinguini, avvoltoi e tanti, tanti altri, incluse le umili cimici dei materassi, si accoppiano con individui dello stesso sesso, in natura. I pesci pagliaccio cambiano addirittura sesso dopo una certa eta’, quindi il papa’ di Nemo presto diventera’ la sua mamma.

Dopo aver letto l’elenco degli animali presi ad esempio possiamo però dire che i rospi, le puzzole e tutto il resto della compagnia possono tranquillamente fare quello che vogliono senza che dal loro comportamento si possa trarre qualche conclusione per la specie umana, se così non fosse potremmo adeguarci anche ad altri comportamenti come passare la giornata in uno stagno o reagire emettendo puzze se disturbati e ritenerli “secondo natura”. E se poi anche il disneyano Nemo diventerà un trans, non per questo noi potremo adottare dei suoi comportamenti e facendo il bagno ci nasconderemo tra i tentacoli urticanti di un’anemone di mare che (conoscendo bene la differenza tra noi e Nemo) ci procurerà bruciori e dolori lancinanti sconosciuti al fratello pesce pagliaccio.

Ma una notizia davvero fresca risulta molto imbarazzante per chi volesse sostenere che i comportamenti degli animali possano fungere da riferimento per stabilire cosa sia “secondo natura” per gli umani, è proprio di questi giorni infatti la scoperta che tra le otarie è crescente l’abitudine di sodomizzare i pinguini, come segnalato sul Corriere della Sera del 19 Novembre scorso in “L’otaria che ama (davvero) il pinguino“:

Almeno quattro casi documentati di rapporti sessuali tra giovani maschi del pinnipede con esemplari di pinguino reale, di cui uno poi ucciso e divorato

La prima volta che è stato osservato nel 2006 nell’isola Marion, sperduto avamposto nell’oceano Indiano meridionale a 1.800 km a sud-est dal Sudafrica, gli scienziati hanno pensato che fosse il comportamento di un’otaria maschio frustrata e con scarsa esperienza sessuale. Oppure un atto aggressivo e predatorio (forse anche per gioco) che poi si è trasformato in un vero e proprio stupro. Ma quando si sono visti altri tre atti sessuali tra maschi di otaria orsina antartica (Arctocephalus gazella) ed esemplari di pinguino reale (Aptenodytes patagonicus) è sorto un dubbio: questo comportamento sta diventando diffuso tra le otarie dell’isola Marion.

Quello che sarebbe interessante sapere da Lisa Signorile, l’autrice dell’articolo su Nat Geo, è se in base a questa scoperta la zoofilia con annesso stupro, ed eventuale uccisione della vittima, debba essere ritenuta un comportamento “secondo natura”, insomma, se domani andando al Bioparco dovessi vedere un tizio stuprare un pinguino, cosa devo fare? Devo soffermarmi ad ammirare lo spettacolo della natura, secondo le linee indicate su Nat Geo, o devo invece chiamare un guardiano? Per favore sciolga questo dubbio…

Nell’intento di dimostrare che l’omosessualità non è una malattia da curare si giunge poi a ipotizzare l’esatto contrario:

Nei topi l’eliminazione del gene dall’evocativo nome “FucM” porta le femmine a cambiare orientamento sessuale e preferire altre femmine. Nell’uomo non c’e’ ancora niente di dimostrato, ma i gemelli identici tendono ad avere lo stesso orientamento sessuale.

Se una base genetica venisse confermata anche per l’uomo, come e’ probabile, si tratterebbe quindi di semplice diversita’ genetica, la stessa che porta ad avere alti e bassi, biondi e bruni, e che e’ stata positivamente selezionata dall’evoluzione per motivi che ancora non comprendiamo a fondo.

Se l’omosessualità dei topi femmina viene provocata dall’eliminazione di un gene (FucM… dei veri burloni a volte gli scienziati!) la conclusione dovrebbe essere che tale omosessualità è una malattia. Non è una presa di posizione, è solo una conseguenza logica del caso esposto su National Geographic. E se conseguentemente la diversità genetica fosse da attribuire ad una mutazione di questo tipo anche il fatto di trovare (eventualmente) tale mutazione in molti individui non renderebbe il carattere associato “normale”. Per capire il concetto basterebbe domandare ad un emofiliaco o a un daltonico se ritiene che la sua non sia una malattia. Insomma siamo di fronte ad un altro argomento “zappa sui piedi”.

Per sostenete la propria tesi l’autrice fa inoltre riferimento alle civiltà classiche o esotiche:

“L’omosessualita’ e’ contro natura”. Chi dice che l’omosessualita’ ha una base sociale ha parzialmente ragione. Non l’omosessualita’ in se’, ma l’accettazione sociale della stessa. La nostra societa’ ha le sue radici nella societa’ dell’antica Grecia dove l’omosessualita’ non era solo accettata, ma anche incoraggiata. I tempi cambiano, e ora si scende in piazza negando anche queste radici che ci hanno regalato la filosofia di Socrate e le poesie di Saffo.

Altri gruppi umani accettano e incoraggiano l’omosessualita’, come gli Etoro della Nuova Guinea, dove gli adolescenti hanno un rapporto “particolare” con un “tutor” prima di sposarsi e come gli abitanti delle isole Samoa, dove i Fa’afafine, gli ‘uomini femminili’, sono parte integrante della societa’, e allevano i nipoti senza problemi per nessuno.

Il riferimento all’antica Grecia se preso alla lettera dovrebbe indurci a riconsiderare anche le nostre idee sulla schiavitù e sul ruolo subalterno della donna caratteristici di quella civiltà, e allora che si fa, prendiamo tutto in blocco? E già che ci siamo perché non spostarci nell’antica Roma e riconsiderare gli spettacoli con i gladiatori?

Riguardo invece ai simpatici Etoro e  Fa’afafine con le loro usanze sessuali, perché non unire alla comitiva anche i NiamNiam o Asandè, i Mangbetu, varie tribù dell’Ubanghi i Fan del Congo francese con molte altre dell’Australia della Melanesia (Nuova Guinea, Arcipelago di Bismarck, Isole Salomone, Nuove Ebridi, Nuova Caledonia, Figi), alcuni distretti dell’Indonesia (Batta di Sumatra, Daiachi di Borneo) e della Polinesia (Maori, Nukahiva, le Isole Bow, Marchesi) del sudamerica con i Caribi, Arawak e Tupi che hanno la divertente abitudine di cibarsi di carne umana? Anche il cannibalismo sembra non essere “contro natura”.

No, semplicemente dobbiamo giungere alla conclusione che neanche la presenza di determinate usanze in altre epoche e altre popolazioni è un buon argomento per valutare un comportamento.

Infine viene citato anche il rapporto Kinsey con quel dato di un’omosessualità maschile umana del 10%, un dato che è francamente un po’ poco credibile per non dire che venne ottenuto con metodi largamente inattendibili. Se vogliamo contrastare le mistificazioni della scienza citare Kinsey come fonte attendibile è grottesco.

In conclusione viene affermato che un comportamento non riscontrabile in altri animali non può essere considerato “contro natura” in quanto anche la scienza e la religione se valutate con questo metodo sarebbero “contro natura”. Caspita, qui sono d’accordo!

Ma allora, se quello che fanno o no gli animali non può essere impiegato come strumento per valutare il comportamento umano, perché non dirlo semplicemente dall’inizio e risparmiarci tutta la serie di esempi addotti?

Se veramente dobbiamo trarre delle conclusioni logiche dall’articolo apparso su National Geographic, queste indicano che ciò che ci caratterizza sono le cose che facciamo differentemente dagli animali, quindi le 1.500 specie osservate che hanno comportamenti omosessuali non li rendono affatto per tale motivo “secondo natura” per gli esseri umani.

Un articolo che in definitiva non solo non riesce a dimostrare la tesi di partenza ma che dimostra il più delle volte quella contraria e finisce col lasciare solo una grande confusione.

Alla fine si dichiara che l’articolo è stato scritto per contrastare le mistificazioni della scienza, sono assolutamente certo della buona fede che sta dietro questa dichiarazione, ma di fatto la scienza è stata ancora una volta mistificata, proprio nello stesso articolo in cui doveva essere difesa.

Fonte: Critica Scientifica

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