Sentinelle e Passeggini attendono rinforzi. Per esempio dall’esercito del Family day.

di Alfredo Mantovano, 13 Ottobre 2014

Sabato mattina, piazza del Campidoglio. In duemila anni Marco Aurelio ne ha viste di tutti i colori: ma un migliaio di passeggini vuoti, portati attorno alla sua statua equestre di fronte alla sede principale del Comune, non gli era ancora capitato; fino a mezzo secolo fa aveva guardato la crescita graduale della popolazione di Roma, dell’Italia e dell’Europa, mentre oggi ha davanti l’immagine più eloquente dell’inverno demografico nel quale siamo precipitati.

È chiamato in causa il dirimpettaio dell’imperatore a cavallo, il sindaco Ignazio Marino, che ha reso impraticabile l’accesso agli asili nido romani, soprattutto alle famiglie numerose, e ha più che raddoppiato il carico fiscale: dal 2013 al 2014, sommando Tasi, Tari, trasporto scolastico, asilo nido e strisce blu, le famiglie capitoline sono passate da una media di 2.275 euro di spesa ciascuna a una media di 5.530 euro. Ma è chiamata in causa un’aggressione ai fondamenti naturali della famiglia di intensità e velocità mai conosciute, tra divorzio privatizzato, con termini ridottissimi di realizzazione, paramatrimonio fra persone dello stesso sesso, fecondazione eterologa, doppio cognome, fisco che prescinde dai carichi familiari: il tutto nella direzione opposta a quella che sarebbe necessaria per tornare a riempire i passeggini.

Quei passeggini vuoti sono una intelligente forma di denuncia sociale. Costituiscono pure una scossa e un richiamo: tanto più coraggiosi in quanto frutto dell’iniziativa di un singolo consigliere comunale capitolino, Gianluigi De Palo, e di semplici famiglie romane, che hanno scelto di tassarsi pro quota per impugnare al Tar la delibera della giunta Marino sugli asili nido. Come è di un singolo consigliere comunale di Bologna, Valentina Castaldini, l’iniziativa – che ha provocato l’intervento critico del governo nazionale – di bloccare il registro di trascrizione dei matrimoni gay, voluto dal sindaco Merola. Come è di pochi consiglieri di opposizione al consiglio provinciale di Trento l’iniziativa di fermare una legge provinciale anti-omofobia discriminatoria per chi avesse sostenuto le ragioni della famiglia. Come, infine, appartiene alla iniziativa di tanti giovani – tanti ma pur sempre una minoranza – di partecipare domenica scorsa alle veglie delle Sentinelle in piedi, fra i disturbi e le violenze di frange lgbt, per la prima volta affiancate da esponenti dell’antagonismo.

sentinelle-in-piedi-roma-hE il grosso dell’esercito? E il milione e mezzo di persone che nel maggio 2007 hanno riempito piazza San Giovanni col Family day? E quelli – tanti di più – che nel 2005 hanno fatto fallire l’attacco referendario alla legge sulla fecondazione artificiale? Sembra uno di quei film nei quali le truppe restano ferme, indifferenti alle azioni di pattuglie valorose, che pure mettono in difficoltà il nemico ma sono troppo esigue per ottenerne ragione.

L’unità dei cattolici
Qualche settimana prima delle ultime elezioni politiche non un settimanale diocesano, ma il Corriere della Sera (28 gennaio 2013), pubblicava una riflessione di Giuseppe De Rita dal titolo – sintesi del “pezzo” – “La scomparsa dei cattolici dalla campagna elettorale”, con passaggi come questo: «L’appartenenza cattolica è diventata un elemento del curriculum individuale, non il riferimento a un’anima collettiva di proposta politica». La constatazione vale su vari versanti, non ultimo quello della piazza: riprendere oggi a manifestare a cielo aperto su temi di principio e al tempo stesso molto concreti non solo farebbe riappropriare del senso di appartenenza, ma certificherebbe per le istituzioni l’esistenza di un popolo della vita e della famiglia, come accade in queste ore in Francia; legherebbe l’esplicitazione della propria “anima collettiva” a una precisa “proposta politica”, uscendo da un contesto para catacombale. Non lascerebbe Marco Aurelio guardare ancora a lungo passeggini privi di quella speranza nel futuro che sono i nostri bambini.

Fonte: Tempi

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