Esperienza, non valori: cosa (non) credono i giovani.

di Costanza Signorelli, 17 Ottobre 2014

Più della metà delle giovani donne del novarese afferma che potrebbe abortire se aspettasse un bambino indesiderato e considera del tutto normale l’utilizzo della “pillola del giorno dopo”. Stessa percentuale per i giovani maschi propensi a consigliare l’interruzione di gravidanza alla fidanzata, suo malgrado, in dolce attesa. Per l’83% degli intervistati non è un problema etico usare metodi anticoncezionali. E di poco inferiore è il consenso per le tecniche di fecondazione artificiale qualora non si riuscisse ad avere un figlio. E poi ancora, allarmanti aperture in merito all’eutanasia e ai rapporti omosessuali.

È questa l’immagine dei giovani di oggi che ci restituisce l’indagine demoscopia, condotta sui ragazzi tra i 14 e i 25 anni a Novara, in merito alle più accese questioni di morale naturale. Non a caso Figli di un’etica minore (di Mario Palmaro e Tommaso Scandroglio – Editori Riuniti) è il titolo del libro che si propone l’ambizioso obiiettivo di analizzarne i risultati sotto diverse prospettive disciplinari: da quella sociologica, alla bioetica, da quella giusfilosofica a quella medica e pedagogica.

«Dalla ricerca condotta risulta subito un elemento di novità – spiega alla Bussola Quotidiana Luigi Berzano, Professore ordinario di Sociologia all’Università di Torino, nonché autore dell’analisi sociologica del testo. La novità sta nel fatto di analizzare insieme i comportamenti dei giovani, cioè gli stili di vita effettivi, e i valori tradizionali di riferimento. L’unione di questi due elementi permette di non appiattire il mondo giovanile, identificandolo in una visione a senso unico, prassi frequente nell’approccio sociologico». Una semplificazione che non dà ragione della complessità della realtà odierna, soprattutto se a tema ci sono gli adolescenti o poco più. E dunque quale figura di giovane disegna la ricerca? «Un’immagine, appunto, differenziata – continua il Professore – da un lato il ragazzo dice di riconoscersi  ancora in certi valori tradizionali, che non scompaiono del tutto, ma dall’altra c’è quello che in sociologia si chiama “realismo dei comportamenti”, ovvero l’opportunismo come faro che guida il giovane nelle scelte quotidiane e concrete. I valori non scompaiono del tutto ma rimangono su un piano di astrazione».

Dal testo, infatti, emerge con potenza che l’adolescente di oggi sembra vivere la realtà e l’esperienza che di essa fa, non già come il luogo di verifica della verità ma come una fonte di legittimazione delle proprie credenze o pratiche. C’è un esempio che racconta chiaramente di questa dicotomia: il tema della famiglia e del matrimonio.

L’indagine in oggetto ci dice che una fetta consistente di giovani continua a misurare il proprio progetto di vita con il matrimonio, tanto è vero che più del 60% si rifiuta di definire superata l’unione coniugale. Eppure, allo stesso tempo, più del 44% è d’accordo o abbastanza d’accordo nel definire il divorzio “una possibilità normale”. E più del 49% pensa che non debba essere evitato a tutti costi. Mentre un massiccio 69% di giovani considera auspicabile la convivenza prematrimoniale.

Dunque, se è vero che c’è un aspetto per cui i valori tradizionali non sono totalmente assenti, (il desiderio del matrimonio ancora vivo nei giovani), viene quanto meno da domandarsi che contenuti questi stessi conferiscono a tali valori (cosa intendono i giovani per matrimonio?). Ce lo dice Mario Palmaro, che del libro ha redatto l’analisi in ambito bioetico e alla cui prematura scomparsa il libro stesso è dedicato. «Il matrimonio – spiega lo scrittore – è ormai percepito da moltissimi intervistati come un involucro di carattere convenzionale, da riempire di volta in volta sulla base delle esigenze emotive e dei “desideri” dell’individuo. Questa rappresentazione deflagrante trova una conferma ulteriore nella parte della ricerca che indaga il giudizio morale sul tema dell’omosessualità, sia sotto il profilo più strettamente etico e personale della questione, sia sotto il profilo sociale e giuridico del problema».

La verità è che dalle risposte date emerge che per i giovani di oggi l’individuo è il centro di imputazione definitivo del giudizio morale, l’arbitro inappellabile la cui sentenza è certamente vera. E così tutto ciò che può beneficiare l’individuo – amici, famiglia, affetti – è da questi benedetto. Tutto ciò che può minare la conservazione del suo wellness – bambini in arrivo, sofferenze di patologie letali, amarezze della vita di coppia – deve essere evitato, superato, scavalcato a tutti i costi, anche se il prezzo è quello della svendita della sana dottrina morale.

E allora questo libro interroga le coscienze di tutti  – credenti e non credenti – e fa comprendere quanto sia urgente una risposta educativa e culturale efficace. Una presa di posizione chiara, decisa e coraggiosa: famiglia, Chiesa e scuola in prima linea.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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