Giù le mani dai nostri figli. Contro la dittatura del gender.

di Luca Del Pozzo, 17 Novembre 2014

Nella settimana che si è appena conclusa abbiamo assistito a due fatti di cronaca, diversi quanto a contesto ma uniti da uno stesso denominatore. Ovvero: la dittatura in atto del pensiero unico dominante, declinato secondo i canoni dell’ideologia di gender. Primo fatto: la diocesi di Milano guidata dal card. Scola, è finita nel tritacarne mediatico perché dall’ufficio scolastico diocesano è partita una mail indirizzata a tutti gli insegnanti di religione, con la richiesta di fornire informazioni circa il numero delle scuole dove viene veicolata, appunto, l’ideologia del gender, ovvero dove gli alunni “sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio orientamento sessuale”. Apriti cielo. Di fronte ad una richiesta sacrosanta, assolutamente legittima e che in qualsivoglia società liberale avrebbe dovuto innescare un dibattito civile e laico senza gogne e condanne da stato di polizia, nel volgere di poche ore tale e tanta è stata la caciara scatenata dalle solite truppe mediatiche in servizio permanente effettivo, che la lettera è stata subito ritirata e in serata la diocesi ha dovuto emettere una nota stampa dove, in pratica, chiedeva scusa per l’accaduto. Poi ieri, incalzato anche da un lucido editoriale di Giuliano Ferrara sul Foglio, la parziale marcia indietro del cardinale Scola, che sul Corriere della Sera ha precisato che le scuse erano per il linguaggio, non per il contenuto, e che “sulla nostra posizione non intendiamo recedere di un millimetro, siamo in una società plurale in cui ciascuno deve poter dire ciò che pensa. Ma dico anche che la nostra posizione non implica nessuna omofobia: il rispetto della dignità delle persone è fuori discussione, tuttavia c’è qualcosa che per noi è altrettanto decisivo circa le conseguenze sociali e la questione dei diritti che sono connessi a questo orientamento sessuale”. Staremo a vedere. Resta il fatto che entrambi i protagonisti, i sacerdoti del gender che si sono stracciati le vesti, ma anche la diocesi di Milano non hanno certo brillato, gli uni per l’intolleranza e il fanatismo ideologico (ma non è una novità), gli altri per lo scarso coraggio, mostrati. Con l’aggravante che ora si è creato un precedente, e pure non da poco.
Ancora più grave, se possibile, quanto accaduto in Germania. E’ stato grazie ad un meritorio scoop del sito http://www.tempi.it che abbiamo appreso che a Eslohe, una cittadina della Renania Settentrionale-Vestfalia, lo scorso 24 ottobre la polizia si è presentata a casa dei coniugi Martens per arrestare la signora Luise, che solo perché stava allattando l’ultimo dei nove figli non è stata prelevata a forza dall’agente e portata in galera. Motivo dell’arresto? Lo stesso del marito, incarcerato il 15 agosto 2013: perché una loro figlia che frequenta le elementari si è rifiutata per due volte di seguire la lezione di educazione sessuale a scuola!! Intervistato da tempi.it, il fondatore dell’associazione “Genitori preoccupati”, Mathias Ebert, ha dichiarato che “Tantissime famiglie sono nella stessa situazione dei coniugi Martens in Germania”, e che l’obiettivo è che «si discuta pubblicamente di questo scandalo gigantesco e si impedisca la corruzione dei nostri figli». Sul perché Ebert parli di “corruzione” il motivo è presto detto: “Perché il contenuto delle lezioni è perverso. Non solo si mostra ai bambini come funziona il sesso dei maschi e delle femmine, ma li si mette davanti alla “varietà” delle pratiche sessuali: sesso orale, sesso anale e molto altro. Si dice anche ai bambini, fin dalle elementari, che il loro genere non è determinato e che non possono sapere se sono maschietti o femminucce, che devono pensarci su. Questa per me si chiama manipolazione dei più piccoli.”
Da qui l’urgenza della situazione, e la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica chiedendo “Che non vengano turbati i sentimenti dei bambini. Non è giusto. È una violenza nei loro confronti. È chiaro che se abbandonano le classi è per il clima che respirano in casa, ma questo è forse sbagliato? È sbagliato che un bambino si porti addosso determinati valori trasmessi in famiglia e viva in base ad essi? Io credo di no. Il nostro primo obiettivo però è che si parli di queste cose: ecco perché scenderemo in strada, faremo manifestazioni, discuteremo con i media, perché tutto il Land ne venga a conoscenza.”
Ecco, questo è quanto succede nella civilissima Germania, con buona pace dell’art. 26, terzo comma, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che riconosce ai genitori diritto di priorità nell’educazione dei figli rispetto allo Stato. Verrà il tempo che anche in Italia andremo in galera per fatti simili? Alla luce di quanto accaduto a Milano (e non solo), le premesse ci sono tutte.

Fonte: Formiche

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