Il flash mob dei padri separati «L’affido è un diritto che ci spetta».

di Riccardo Santagati, 17 Ottobre 2014

Anche i papà separati di Asti hanno manifestato, mercoledì mattina, davanti al tribunale di via Govone per chiedere che il sistema giudiziario italiano applichi senza interpretazioni la legge sull’affido condiviso, preservando le aspettative di entrambi i genitori a veder crescere i propri figli con gli stessi diritti ma anche gli stessi doveri. “Equa frequentazione dei figli” e “mantenimento diretto per ognuno dei genitori” (rivedendo l’erogazione degli assegni quando gli ex coniugi/compagni lavorano, riuscendo così a compensare le spese) sono alcune delle richieste mosse a livello nazionale durante il flash mob.

I padri separati chiedono, tra le altre riforme, l’istituzione di un Tribunale della famigliacostituito esclusivamente da giudici togati esperti in materia e che il Governo intervenga con politiche di sostegno che evitino ai minori (in Italia 40.000) di essere trasferiti nelle case famiglia con esborsi altissimi per le casse statali rispetto a quanto costerebbe aiutare le famiglie tramite interventi mirati. I papà presenti al flash mob di protesta hanno condiviso esperienze, spesso casi limite, che però rendono bene l’idea delle odissee vissute dopo la separazione.

«E’ da 6 anni e mezzo che vengo in tribunale mentre vedo i miei figli due pomeriggi alla settimana e un week end alternato» spiega papà Gaetano il quale lamenta l’eccessivo peso dell’assegno di mantenimento che è costretto a versare e che non tiene di fattori importanti come la disoccupazione. Paolo, altro padre separato, vorrebbe che lo Stato mettesse dei limiti ai costi delle cause di separazione «perché far fronte alle spese diventa spesso insostenibile». Secondo i promotori della protesta «bisognerebbe prendere d’esempio la Svezia dove i diritti dei genitori separati sono garantiti ma, soprattutto, si pensa e si agisce per prima cosa nell’interesse esclusivo dei minori».

Ci sono poi storie anche ben più complicate. E’ il caso di Chiara, 22 anni, con un padre che si è separato due volte (dalla prima moglie e dalla successiva compagna). «Lui ha avuto un figlio dalla compagna, per me un fratello cui voglio un mondo di bene e al quale sono molto affezionata – racconta la ragazza – Eppure la seconda separazione è stata più complicata della prima e, purtroppo, io vedo mio fratello solo una volta ogni 15 giorni. Mi sento quindi vittima di questo sistema il quale crea dei conflitti tra le parti che ricadono, inevitabilmente, sulla testa dei figli». Chiara, educatrice professionale, non ha dubbi sul fatto che ai bimbi interessati da una separazione «serva per prima cosa l’effetto dei due genitori nel tentativo di mantenere un rapporto sano con entrambi».

Tra i padri separati di Asti ci sono storie dove i conflitti tra gli ex hanno raggiunto tali criticità che si discute esclusivamente a suon di carte bollate. E’ anche per questo che i padri separati parlano di business delle separazioni fatto di avvocati, consulenti, periti e soggetti vari che gravitano attorno alla esigenze (volute e imposte dal sistema) collegate alle cause di divorzio. «Questa situazione è insostenibile – concludono i manifestanti – perché è quasi impossibile riuscire a mantenere un proficuo rapporto con i nostri figli se molti dei problemi contro cui dobbiamo combattere nascono proprio dal quel sistema che, invece, dovrebbe garantire i nostri diritti di genitori».

Fonte: lanuovaprovincia.it

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