Il metodo don Bosco

Progetto dei salesiani laici nel bicentenario della nascita del santo dei giovani.

di Carlo Di Cicco, 13 Agosto 2014

La riforma della pubblica amministrazione come una delle nuove frontiere dell’impegno apostolico salesiano. È la proposta — in occasione del bicentenario della nascita di don Bosco che si apre il 16 agosto alle porte — lanciata da Rosario Maiorano, dal 2001 al 2012 coordinatore mondiale dell’Associazione dei salesiani cooperatori. Impegnato in quel periodo nel processo di rinnovamento dell’associazione che ha portato all’adozione del nuovo Progetto di vita apostolica approvato dalla Santa Sede, Maiorano da oltre trent’anni lavora al Formez e da più di venti segue il progetto Riqualificazione pubblica amministrazione (Ripam), una delle più importanti iniziative del Governo italiano nel campo dell’aggiornamento del personale della pubblica amministrazione.

«L’Osservatore Romano» ha incontrato Maiorano per capire per quali ragioni e in quali modi la sua proposta possa diventare fattibile e significativa per una ricorrenza di carattere religioso.

Come avrebbe vissuto don Bosco le grandi trasformazioni del nostro tempo?

Non diversamente dal suo tempo, don Bosco oggi avrebbe vissuto la sua vita offrendola interamente per il bene dei giovani e dei poveri, con una attenzione privilegiata verso i più deboli, gli ultimi, i marginali, gli abbandonati, gli indifesi, i senza lavoro e senza speranza, tutti i rifiutati dal mondo e perciò prediletti da Dio.

Alla luce delle trasformazioni in atto nella società, nell’economia, nella cultura, quale potrebbe essere un nuovo scenario per l’impegno della famiglia salesiana?

Partendo dal mio specifico impegno lavorativo, chiamato a viverlo da salesiano laico 24 ore su 24, credo che uno scenario interessante possa essere quello della trasformazione dello Stato, una straordinaria potenzialità di intervento per la famiglia salesiana, una occasione unica per praticare concretamente la nostra missione di formane “buoni cristiani e onesti cittadini” e contribuire a combattere la madre di tutte le emergenze, quella educativa. Naturalmente tenendo conto dei contesti diversi dei singoli Paesi.

Vuol dire che oggi don Bosco si interesserebbe anche di politica e di riforma dello Stato?

In Italia ne sono certo. Ma della politica intesa nel senso più nobile di “esercizio della carità”, come ci insegna il magistero della Chiesa.

Fonte: Osservatore Romano

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