Papa Francesco: «l’identità dell’Europa è il cristianesimo»

di Redazione, 25 Novembre 2014

Il discorso che Papa Francesco ha oggi rivolto all’emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo è assolutamente decisivo per la situazione attuale che stiamo vivendo, un pronunciamento coraggioso e che ha certamente procurato numerosi mal di pancia ai suoi finti amici (da Scalfari in giù), così come finta è stata l’ovazione che i burocrati europei gli hanno riservato al termine del discorso. O finta approvazione o, probabilmente, non lo stavano ascoltando.

Consigliamo, come sempre, di diffidare di quanto hanno riportato vaticanisti vari, improvvisati o meno, sui media e di riferirsi sempre al discorso originale pubblicato sul sito del Vaticano. Un intervento decisivo, dicevamo, dove il Pontefice ha apertamente sfidato il suo uditorio laicista e politicamente corretto incoraggiando l’Europa e i politici europei a ritrovare le radici cristiane (da notare il titolo di “Repubblica”), a promuovere la sacralità della vita e i “valori inalienabili” (chiara citazione dei “valori non negoziabili” di Benedetto XVI) contrastando la “cultura dello scarto” (argomento su cui è tornato più volte), a puntare sulla famiglia “fertile e indissolubile” e a guardare l’uomo come ad un essere trascendente, non come ad un oggetto da manovrare. Finalmente possiamo spiegarci la violenta foga delle Femen e della radicale Giulia Innocenzi per tentare di impedire che oggi il Papa potesse pronunciare queste disturbanti parole. Qui sotto sono stati raccolti i passaggi più significativi: abbiamo sottolineato le parole-chiave per indicare i macro-temi, così da facilitare la lettura essendo di fronte ad un discorso abbastanza lungo.

Fin da subito Francesco ha invitato a «tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente». Ha proseguito con una riflessione su come sia sorto il pensiero europeo, così sensibile alla dignità umana, ovvero «contraddistinto da un ricco incontro, le cui numerose fonti lontane provengono dalla Grecia e da Roma, da substrati celtici, germanici e slavi, e dal cristianesimo che li ha plasmati profondamente, dando luogo proprio al concetto di “persona”»

Senza alcuna remora verso coloro che lo ascoltavano, ovvero i veri promotori europei della “cultura dello scarto”, Francesco ha cominciato a puntare l’attenzione sul tema centrale, ovvero la dignità della persona. Ha quindi ribadito che l’impegno dei diritti umani è «un impegno importante e ammirevole, poiché persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi». Ma non esiste nemmeno dignità se «manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa». Se qualche giorno fa aveva spiegato che il sostegno all’eutanasia e all’aborto è mosso da una “falsa compassione”, oggi ha approfondito evidenziando come la “cultura dello scarto” (rappresentata benissimo in Italia dall’“Associazione Luca Coscioni” di cui Giulia Innocenzi è orgoglioso membro), è profondamente contraria alla dignità umana.

Molto interessante anche la riflessione sulla proliferazione dei diritti, pesante ideologia di cui è affetta la modernità: «Promuovere la dignità della persona», ha proseguito il Papa, «significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici. Occorre però prestare attenzione per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi è infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali, che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una “monade”, sempre più insensibile alle altre “monadi” intorno a sé. Al concetto di diritto non sembra più associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, così che si finisce per affermare i diritti del singolo senza tenere conto che ogni essere umano è legato a un contesto sociale, in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della società stessa […]. Se il diritto di ciascuno non è armonicamente ordinato al bene più grande, finisce per concepirsi senza limitazioni e dunque per diventare sorgente di conflitti e di violenze».

Nell’emiciclo laicista del Parlamento Europeo Francesco è tornato ad indicare la trascendenza dell’uomo e la legge naturale che lo guida, ovvero «fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male, a quella “bussola” inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato; soprattutto significa guardare all’uomo non come a un assoluto, ma come a un essere relazionale. Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami». Ha quindi criticato le istituzioni europee, impegnate «a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose».

Il Pontefice ha più volte insistito sui temi eticamente sensibili, spiegando che «l’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere». Da notare l’insistenza del Papa contro l’eutanasia, descritta come metodo di “scarto”, e contro l’aborto, descritto come “uccisione di bambini”. Persiste così un «grande equivoco che avviene quando prevale l’assolutizzazione della tecnica, che finisce per realizzare una confusione fra fini e mezzi. Risultato inevitabile della “cultura dello scarto” e del “consumismo esasperato”. Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio. Voi, nella vostra vocazione di parlamentari, siete chiamati anche a una missione grande benché possa sembrare inutile: prendervi cura della fragilità dei popoli e delle persone. Prendersi cura della fragilità dice forza e tenerezza, dice lotta e fecondità in mezzo a un modello funzionalista e privatista che conduce inesorabilmente alla “cultura dello scarto”. Prendersi cura della fragilità delle persone e dei popoli significa custodire la memoria e la speranza; significa farsi carico del presente nella sua situazione più marginale e angosciante ed essere capaci di ungerlo di dignità».

Si può ridare speranza al futuro solo tornando alle radici religiose dell’Europa, perché «la sua storia è fatta del continuo incontro tra cielo e terra, dove il cielo indica l’apertura al trascendente, a Dio, che ha da sempre contraddistinto l’uomo europeo, e la terra rappresenta la sua capacità pratica e concreta di affrontare le situazioni e i problemi. Il futuro dell’Europa dipende dalla riscoperta del nesso vitale e inseparabile fra questi due elementi. Un’Europa che non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita è un’Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello “spirito umanistico” che pure ama e difende. Proprio a partire dalla necessità di un’apertura al trascendente, intendo affermare la centralità della persona umana, altrimenti in balia delle mode e dei poteri del momento. In questo senso ritengo fondamentale non solo il patrimonio che il cristianesimo ha lasciato nel passato alla formazione socioculturale del continente, bensì soprattutto il contributo che intende dare oggi e nel futuro alla sua crescita. Tale contributo non costituisce un pericolo per la laicità degli Stati e per l’indipendenza delle istituzioni dell’Unione, bensì un arricchimento. Ce lo indicano gli ideali che l’hanno formata fin dal principio, quali la pace, la sussidiarietà e la solidarietà reciproca, un umanesimo incentrato sul rispetto della dignità della persona».

Così, «un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose, sapendone cogliere la ricchezza e le potenzialità, può essere anche più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente, perché è proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza. Non possiamo qui non ricordare le numerose ingiustizie e persecuzioni che colpiscono quotidianamente le minoranze religiose, e particolarmente cristiane, in diverse parti del mondo. Comunità e persone che si trovano ad essere oggetto di barbare violenze: cacciate dalle proprie case e patrie; vendute come schiave; uccise, decapitate, crocefisse e bruciate vive, sotto il silenzio vergognoso e complice di tanti […]. In tal senso, ritengo che l’Europa sia una famiglia di popoli, i quali potranno sentire vicine le istituzioni dell’Unione se esse sapranno sapientemente coniugare l’ideale dell’unità cui si anela, alla diversità propria di ciascuno, valorizzando le singole tradizioni; prendendo coscienza della sua storia e delle sue radici; liberandosi dalle tante manipolazioni e dalle tante fobie».

Per dare speranza all’Europa, Francesco ha anche ribadito l’importanza della famiglia naturale (definita “fertile”) come ambito in cui si sviluppa la persona umana: «Il primo ambito è sicuramente quello dell’educazione, a partire dalla famiglia, cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società. La famiglia unita, fertile e indissolubile porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro. Senza tale solidità si finisce per costruire sulla sabbia, con gravi conseguenze sociali».

Grande spazio nel discorso del Papa è stato riservato alla povertà, alla solitudine degli anziani, alla questione migratoria e ai conflitti interni dei vari Paesi, al lavoro e alle politiche di occupazione, e anche all’ecologia: «responsabilità di custodire il Creato, prezioso dono che Dio ha messo nelle mani degli uomini. Ciò significa da un lato che la natura è a nostra disposizione, ne possiamo godere e fare buon uso; dall’altro però significa che noi ne siamo i padroni. Custodi, ma non padroni. La dobbiamo perciò amare e rispettare, mentre invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Rispettare l’ambiente significa però non solo limitarsi ad evitare di deturparlo, ma anche di utilizzarlo per il bene. Penso soprattutto al settore agricolo, chiamato a dare sostegno e nutrimento all’uomo. Non si può tollerare che milioni di persone nel mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di derrate alimentari vengono scartate ogni giorno dalle nostre tavole. Inoltre, rispettare la natura, ci ricorda che l’uomo stesso è parte fondamentale di essa. Accanto ad un’ecologia ambientale, serve perciò quell’ecologia umana, fatta del rispetto della persona, che ho inteso richiamare quest’oggi rivolgendomi a voi».

Il Pontefice ha quindi concluso esortando i legislatori a  «custodire e far crescere l’identità europea» e «a lavorare perché l’Europa riscopra la sua anima buona. Un anonimo autore del II secolo scrisse che “i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo”. Il compito dell’anima è quello di sostenere il corpo, di esserne la coscienza e la memoria storica. E una storia bimillenaria lega l’Europa e il cristianesimo. Una storia non priva di conflitti e di errori, ma sempre animata dal desiderio di costruire per il bene. Lo vediamo nella bellezza delle nostre città, e più ancora in quella delle molteplici opere di carità e di edificazione comune che costellano il continente. Questa storia, in gran parte, è ancora da scrivere. Essa è il nostro presente e anche il nostro futuro. Essa è la nostra identità. E l’Europa ha fortemente bisogno di riscoprire il suo volto per crescere, secondo lo spirito dei suoi Padri fondatori, nella pace e nella concordia, poiché essa stessa non è ancora esente dai conflitti. Cari Eurodeputati, è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il suo futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente. È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda, difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità!».

Ancora una volta, grazie Papa Francesco. Qui sotto il video dell’intervento del Pontefice.

Fonte: UCCR

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